Bibliografia

1602- 1665

Maria nasce ad Ágreda (Soria - Spagna) il 2 aprile 1602 da Francisco Coronel e Catarina de Arana.

Nascita

Francisco e Catarina ebbero undici figli, ma solo quattro sopravvissero due figli e due figlie: Francisco, José, Maria e Jeronima.

I genitori erano profondamente religiosi e frequentava la chiesa dei france­scani di San Julian. La madre ave­va lì il suo confessore e andava ogni giorno alla Messa nel­la chiesa del convento. Così non passava giorno senza che frati francescani visitassero la famiglia.

Famiglia
Vocazione

La madre, Caterina de Arana, sentiva sempre più il desiderio disacrare sé stessa e tutta la sua famiglia a Dio. Così, sotto la guida del suo confessore, fr. Juan de Torrecilla, propose alla famiglia di trasformare la sua casa in monastero.

La madre e le due figlie fondarono il monastero in casa, mentre il padre sarebbe entrato nell’Ordine di san France­sco, come già, qualche anno prima, erano entrati i due figli.

 

Fu così che nel 1618 la ca­sa Coronel fu trasformata in un monastero. 

Scelsero di far parte dell’Ordine della Im­macolata Concezione.

Nel 1620, a diciotto anni, Maria emise la sua prima professione religiosa.

Casa natale di suor Maria

La famiglia Coronel

Il tempo delle esteriorità
Il tempo delle esteriorità

Dopo la professione, suor Maria comincià ad aver fenomeni mistici straordinari, ai quali si diede "indiscreta pubblicità", senza il suo consenso. Era spesso soggetta ad estasi e rapimenti, fenomeni di levitazione e altre manifestazioni, a cui accorreva molta gente a vederla. Le mo­nache stesse anziché impedire le esibizioni, le fomentavano.

Fu così che suor Maria si rivolse al ministro pro­vinciale, fr. Juan de Villalacre, che intervenne per mettere fine a quelle esibizioni. Lei stessa chiese a Dio di toglierle tutte quelle «esteriorità» e fu esadita! questo avvenne nel 1623.

Dopo la professione, suor Maria comincià ad aver fenomeni mistici straordinari, ai quali si diede "indiscreta pubblicità", senza il suo consenso. Era spesso soggetta ad estasi e rapimenti, fenomeni di levitazione e altre manifestazioni, a cui accorreva molta gente a vederla. Le mo­nache stesse anziché impedire le esibizioni, le fomentavano.

Fu così che suor Maria si rivolse al ministro pro­vinciale, fr. Juan de Villalacre, che intervenne per mettere fine a quelle esibizioni. Lei stessa chiese a Dio di toglierle tutte quelle «esteriorità» e fu esadita! questo avvenne nel 1623.

Evangelizzatrice in America

A questi anni delle «esteriorità» appartengono anche le bilocazioni per evangelizzare gli in­dios del Nord del Messico.

La que­stione dei viaggi nelle Indie ebbe origine da una lettera del p. Francisco Andres della Torre, direttore di suor Maria all’arcivescovo del Messico, don Francisco Manso di Zùniga, nella quale gli diceva di verificare se nel Nuovo Messico sapessero di una monaca che andava facendo con­versioni. Così, nel 1630, venne ad Agreda fr. Alfonso di Benavides (+1635), custode del Nuovo Messico, che si recò in Spagna per conoscere suor Maria e verificare se era proprio lei quella monaca. Di queste sue apparizioni in America il Benavides tratta in un Memoriale

Interrogata nel 1649 dal trinitario p. An­tonio Gonzalo del Moral, in qualità di censore del Santo Ufficio, suor Maria riconosce che negli anni delle «esteriorità», avendo sentito parlare dell’evangelizzazione degli indios, credeva a volte di esse­re trasportata lì e di predicare loro, anche se non era sicura sulla realtà di tali fatti.

La dama azzurra tra gli indios

Per tre anni, suor Maria, chiamata la "Dama azzurra" (la “dama azul”) si fece “presente” circa 500 volte tra gli indios chillescas, cambrujos, jumenas e litlas. L'area dove apparve è anorme. Parte da San Francisco in California, passa per Arizona, Nuovo Messico, Texas sino alla regione di Sonora in Messico.

Tovaglia d'altare ricamata da suor Maria con uccelli e fiori tipici del Messico.

Abbadessa

Nel 1627 suor Maria fu nominata abbades­sa del monastero di Agreda, incarico che svolse per trentacinque anni sino alla morte.

Il suo governo fu un insieme di prudenza, dolcezza ed efficacia, una via di mezzo tra lo zelo indiscreto e l’eccessiva indulgenza.

La sua prima preoccupazione fu quella di edifi­care un nuovo monastero, fuori dalle mura del paese, vici­no al convento dei francescani.

Cominciò con pochi soldi, con cento reali prestati da un de­voto. 

I lavori durarono sette anni e l'inaugurazione avvenne nel 1633 con una solenne processione per il trasferimento.

Così, quando nell’interrogatorio dell’Inquisizione si insinuò che suor Maria aveva violato il voto di clausura con i suoi viaggi in Messico, lei rispose che era usci­ta dalla clausura una sola volta, in processione, nel tra­sferimento dal convento vecchio al nuovo.

Nel 1652 suor Maria concesse quattro sue monache per la fondazione di un nuovo monastero a Borja. 

Monastero costruito da suor Maria

Suor Maria mantenne con il re di Spagna Filippo IV una corrispondenza episto­lare per lo spazio di più di vent’anni (1643-1665).

Nel luglio del 1643 il re si fermò ad Agreda, di passaggio per Saragozza. Visitò suor Maria, e le propose di iniziare una corrispondenza con lei. Così, pochi giorni do­po il re le scrisse da Saragozza la sua prima lettera. dando il via a questa celebre corrispondenza. L’edizione di Silvela consta di 614 lettere, delle quali 314 sono della mo­naca, e il resto del re.

Filippo IV cercava un appoggio spirituale che lo aiutasse nel suo governo.

Suor Maria non lo deluse. Rispose sempre a tutte le sue lettere anzitutto mirando ad una "rieducazione cristiana" del monarca. Lo aiutava poi a prendere decisioni che fosse giuste nei confronti del popolo e in special modo dei poveri, come pure per salvaguardare la pace. In un momento difficile per l'unità della Spagna, suor Maria fu una guida illuminata per la politica reale.

Relazione epistolare con il re di Spagna

Filippo IV giura di difendere l'Immacolata Concezione

Scrittorio di suor Maria

Il monastero di Agreda, e la cella di suor Maria, si rivelò un luogo aperto al mondo intero. Nella sua cella suor Maria scriveva lettere a papi, re, generali di Ordini re­ligiosi, vescovi, nobili ed ogni ceto di persone della Chie­sa e della società.

Anche se molta di questa corrispondenza è andata perduta, meraviglia il considerare il volume, l’estensione, la qualità e varietà della sua attività episto­lare e letteraria. 

Il mondo in una cella
Appare a un mussulmano

Nel 1626 vi è la testimonianza che Suor Maria apparve nella cella di una progione a Pamplona dove stava recluso un mussulmano al quale chiese di farsi battezzare. 

Il mussulmano accettò e dopo essere stato liberato, narrò al suo padrona del prodigio. Fu così condotto ad Agreda, dove, alla presenza di un notaio, furono fatte passare le varie monache affinché riconoscesse quella che le era apparsa. Alla vista di suor Maria subito riconobbe che era stata lei la monache che gli era apparsa.

La giornata di Suor Maria era regolata da un orario intenso.

Dormiva solo due ore la notte.

Si alzava alle 23, per ritirarsi in un luogo solitario del monastero dove pregare.

Qui meditava la passione di Cristo sino alle 2, quando la comunità si svegliava per cantare il mattutino e per la meditazione sino alle 4 del mattino.

Dalle 4 alle 6 stava nella sua cella dove soffriva vari dolori.

Alle 6 tornava nel coro per la preghiera delle lodi.

Ogni giorno si confessava per poter ricevere la comunione.

Tutto il giorno, sino alle 17, lo dedicava ai servizi del monastero.

Alle 17 vi erano i vespri con la meditazione.

Ale 18 la cena, unico suo pasto.

Alle 19 la compieta e alle 20 si ritirava per il riposo.

La sua vita in monastero
Scrittrice

Suor Maria di Gesù di Agreda, oltre a le lettere, ha lasciato vari scritti.

1621: Scrive il trattato sugli angeli: Jardín Espiritual.

1634: Inizia le Leyes de la esposa, entre los hijos de Sión..., che finirà nel 1637.

1637: Comincia a scrivere la prima redazione della Mística Ciudad de Dios (Mistica Città di Dio), ovvero la Vita di Maria.

1641: Inizia un nuovo trattato su le Leyes de la esposa, conceptos y suspiros... (chiamato "segundas Leyes"), che terminerà nel 1642.

1649: Scrive i Propósitos de perfección (sono 33).

1651: Comincia la redazione delle Sabatinas.

1655: Scrive le Leyes de la esposa, ápices de su casto amor... (chiamate “Terceras Leyes”).

1660: redige Algunos sucesos de doctrina y enseñanza para la alma.

La morte: il giorno di Pentecoste del 1665

Il 24 maggio 1665, all'età di 63 anni, e 43 di vita religiosa, all'ora Terza suor Maria lascio questa vita terrena.

 

Prima di morire, alle monache piangenti riunite attorno, a lei disse:

«Sorelle, non fate così; considerate che non abbiamo avuto altre prove e che si devono ricevere con uniformità di animo quelle che Dio manda; se la divina Maestà chiede che ci separiamo, si compia la sua santissima volontà. Quello che vi chiedo è di servire il Signore osser­vando la sua santa legge, di essere perfette nell’osservanza della vostra regola e fedeli spose di sua Maestà, e comportarvi come figlie della Vergine santissima, poiché sapete quel che le dobbiamo ed è nostra Madre e superiora. Abbiate pace e concordia tra voi e amatevi le une le altre. Custodite il vostro segreto, astraetevi dalle creature e ritiratevi dal mondo: lasciatelo prima che lui vi lasci. Siate distaccate dalle cose di questa vita e lavorate mentre ne avete il tempo; non rimanda­te questo ultimo slancio quando impedisce tanto il peso dell’infermità e la prostrazione della natura. Adempite gli obblighi, ché con questo io avrò meno purgatorio per tanti anni di superiora. Se camminate così, riceverete dal Signore la benedizione, e anche io ve la do».

Allora, alzando la mano e facendo su di loro il segno della croce, disse:

 

«La virtù, la virtù, la virtù, vi raccomando».

 

Ognuna delle monache si avvicinò per chiederle una singolare benedizione, che diede a ciascuna con amore di madre.

Accanto al capezzale vi erano i suoi amati frati: il provinciale fr. José Ximénez Samaniego (+1682), che scriverà poi la prima biografia, e il ministro generale dell’Ordine, fr. Ildefonso Salizanes (+1670), che ordinerà l’immediata raccolta di tutti i suoi scritti.